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Con i numeri alla mano · 11 min di lettura

Lordo, netto, fatturato: perché la cifra che ti dicono non è quella che prendi

Tre parole che sembrano sinonimi e descrivono somme che possono differire di un terzo. Con i conti fatti, e con i punti in cui quasi tutti sbagliano.

Lo stesso cerchio ripetuto tre volte da sinistra a destra: il primo intero e giallo, il secondo con un quarto mancante, il terzo dimezzato. Figura geometrica astratta nei colori del sito.

Tre parole, tre somme diverse

Quando qualcuno ti dice quanto si guadagna in un mestiere, quasi mai ti dice quale delle tre cose sta misurando. E siccome le tre cose si dicono con la stessa unità — euro al mese — sembrano confrontabili. Non lo sono.

  • Lordo. Quello che c'è scritto nel contratto da dipendente, prima dei contributi e delle imposte. È la cifra che ti dicono in sede di assunzione, e non è quella che vedrai sul conto.
  • Netto. Quello che arriva davvero in banca. Da dipendente sta di solito fra il 70% e il 78% del lordo, a seconda del reddito e delle detrazioni.
  • Fatturato. Quello che emetti in fattura lavorando in proprio. Prima dell'IVA, prima dei contributi, prima delle imposte e — questa è la parte che sfugge — prima dei costi che hai sostenuto per fare quel lavoro.

Il risultato pratico è che mettere a confronto un impiego da 2.000 € lordi al mese con un'attività in proprio da 2.500 € di fatturato non è un confronto: è un errore di misura. Nel secondo caso, a seconda dell'attività, in tasca possono restare meno di 1.500 €.

Il tranello delle quattordici mensilità

Molti contratti nazionali italiani prevedono tredici o quattordici mensilità invece di dodici. È una differenza che sembra un dettaglio contabile e non lo è.

Un minimo contrattuale di 1.839 € su quattordici mensilità vale, spalmato sull'anno, circa 2.146 € al mese. Un sesto in più: più della differenza fra due livelli di inquadramento. Se confronti quel contratto con uno da 2.000 € su dodici mensilità e guardi solo la cifra mensile, stai scegliendo il peggiore dei due credendo di scegliere il migliore.

un sesto

quanto vale in più, sull'anno, un contratto a quattordici mensilità rispetto allo stesso importo su dodici. Il bonifico mensile però resta quello scritto sul contratto: nei mesi normali prendi la cifra bassa.

Attenzione anche al verso opposto. La cifra spalmata è utile per confrontare, ma il bilancio familiare vive sul bonifico vero: se le rate escono ogni mese, contano i 1.839, non i 2.146. Le due cifre servono a due domande diverse e vanno tenute separate.

Stesso discorso per le ore. Trentanove ore settimanali e quaranta non sono lo stesso tempo pieno, e in alcuni contratti — l'agricoltura, per esempio — la settimana standard è più corta di quella a cui sei abituato. A parità di stipendio è un aumento della paga oraria che nessuno chiama aumento.

Il forfettario, e il coefficiente che decide tutto

Chi apre una partita IVA sotto una certa soglia di ricavi accede di solito al regime forfettario, che è la ragione per cui mettersi in proprio in Italia oggi è meno spaventoso di dieci anni fa. Funziona in modo particolare, e va capito prima di fare i conti.

Nel forfettario non deduci i costi che hai sostenuto davvero. Deduci una percentuale fissa, decisa dal codice dell'attività che dichiari. Lo Stato presume che per fare quel mestiere tu spenda tot, e non gli interessa quanto hai speso realmente.

È un vantaggio enorme per chi lavora con la testa e poco altro — un consulente, un formatore, chi insegna — perché i costi presunti sono più alti di quelli veri. Ed è uno svantaggio per chi ha attrezzature costose: un fotografo che rinnova il corredo ogni due o tre anni sostiene spese reali che il coefficiente non riconosce.

Sull'imposta, il forfettario applica un'unica sostitutiva che per le nuove attività, al ricorrere di certe condizioni, è ridotta per i primi cinque anni. È il motivo per cui il quinto e il sesto anno di un'attività possono essere molto diversi a parità di fatturato: vale la pena saperlo prima, non scoprirlo dopo.

Il calcolo esatto dipende dal tuo codice attività e dalla tua situazione, e non lo può fare un articolo. Ma l'ordine di grandezza sì, e abbiamo messo uno strumento che lo fa: serve a capire se un mestiere regge, prima di aprire qualsiasi cosa.

Il fatturato che non c'è: le giornate che nessuno paga

Questo è l'errore più costoso di tutti, e non riguarda le tasse. Riguarda il calendario.

Prendiamo la fotografia per aziende. Una giornata di lavoro si paga fra i 500 e gli 800 euro, e il conto sembra facile: venti giorni lavorativi al mese, anche solo dieci, e i numeri tornano benissimo. Solo che non è così che va.

50–100

le giornate davvero fatturabili in un anno per un fotografo commerciale già avviato. Non duecento. Il resto del tempo è preventivi, post-produzione, amministrazione e ricerca di clienti: ore che vanno lavorate e che non paga nessuno.

La conseguenza è che per portare a casa un reddito di 3.000 € al mese il fatturato annuo necessario è quasi il doppio di quello che suggerisce un calcolo ingenuo. E la stessa aritmetica vale per ogni mestiere pagato a incarico: consulenza, perizie, traduzioni, formazione. La tariffa è alta perché deve pagare anche i giorni in cui non c'è la tariffa.

C'è poi la versione stagionale dello stesso problema. Un lavoro che rende 2.500 € nei mesi in cui c'è, ma che c'è per sette mesi l'anno, vale circa 1.460 € al mese sui dodici. Quando leggi una forchetta, la domanda da fare è sempre: per quanti mesi?

Quello che la piattaforma trattiene

Se il lavoro passa da una piattaforma — per trovare allievi, ospiti, clienti — c'è un ulteriore scalino fra quello che il cliente paga e quello che arriva a te. Le percentuali sono molto diverse fra loro e quasi nessuna piattaforma le mette dove si leggono facilmente.

da 0% a un terzo

quanto trattengono le piattaforme dove si trovano allievi per ripetizioni e lezioni di lingua. Due fra le più usate in Italia non trattengono nulla; un'altra prende l'intera prima lezione e poi un terzo, che scende solo dopo centinaia di ore insegnate. Chi comincia sta sempre nella fascia peggiore.

Nell'ospitalità il conto è più insidioso, perché si somma alle imposte in un modo controintuitivo. Dal 13 ottobre 2026 la principale piattaforma di affitti brevi sposta la commissione interamente su chi ospita e la porta al 15,5%, che con l'IVA diventa circa il 19% del subtotale. E la cedolare secca del 21% si calcola sul lordo: si paga l'imposta anche sulla quota trattenuta dalla piattaforma, cioè su soldi che non hai mai incassato.

Per gli agenti di commercio la trattenuta ha un altro nome ma la stessa sostanza: il contributo previdenziale di categoria è del 17% sulle provvigioni, metà a carico dell'agente. Quell'8,5% esce dal fatturato prima ancora delle imposte. E il fondo che la mandante accantona per la fine del rapporto è denaro che esiste ma che non puoi spendere finché lavori.

Come si confrontano due cifre davvero

Riassumendo tutto in una procedura che puoi usare su qualunque numero ti capiti sotto gli occhi, compresi i nostri.

  1. 1Chiedi di che cifra si tratta. Lorda, netta o di fatturato. Se chi te la dice non lo sa, quella cifra non ti serve.
  2. 2Portala a dodici mesi. Moltiplica per le mensilità vere se è un contratto; moltiplica per i mesi in cui il lavoro esiste davvero se è stagionale o a incarichi; e dividi per dodici.
  3. 3Togli quello che esce prima di te. Contributi, commissioni di piattaforma, imposte, e i costi vivi necessari a fare quel lavoro.
  4. 4Togli il tempo che non paga nessuno. Se il mestiere si vende a giornata o a progetto, conta le giornate realmente fatturabili in un anno, non i giorni lavorativi del calendario.
  5. 5Adesso, e solo adesso, confronta.

È una procedura noiosa e serve esattamente a una cosa: evitare di lasciare un lavoro sicuro per un numero che non esisteva. Ogni cifra che pubblichiamo su questo sito porta scritto accanto di che tipo è e da dove viene, proprio perché tu possa fare questo conto senza fidarti di noi sulla parola.

I percorsi di cui parla questo articolo

Da dove vengono questi dati

  1. Luca Vehr — Prezzi servizio fotografico: guida alle tariffe in fotografia50-100 giornate fatturabili l'anno per un fotografo commerciale, non 200 e oltre
  2. Confagricoltura FVG — Enasarco 2026: minimali e massimali per agenti di commercioaliquota contributiva del 17%, ripartita a metà fra agente e mandante
  3. Agenzia delle Entrate — Regime forfetariocoefficienti di redditività per codice attività, imposta sostitutiva e requisiti di accesso
  4. INPS — Contributi per artigiani, commercianti e gestione separatacontributo minimo fisso per artigiani e commercianti, aliquota della gestione separata
  5. Sindacato.it — Tabelle retributive dei contratti nazionaliesempio di minimi tabellari e mensilità previste dai contratti nazionali

Aggiornato il 7 agosto 2026. Le regole e le cifre cambiano: se trovi qualcosa che non torna più, segnalacelo.

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