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Con i numeri alla mano · 9 min di lettura

Il lavoro non nasce: si libera

Nei prossimi cinque anni in Italia serviranno fra i 3,3 e i 3,7 milioni di persone. Più di tre milioni servono per sostituire chi va in pensione, non per lavori nuovi.

Una barra orizzontale quasi tutta color sabbia con una piccola porzione gialla all'estremità destra: la parte grande è il lavoro che si libera per pensionamento, quella piccola i posti davvero nuovi. Figura geometrica astratta nei colori del sito.

Il numero che cambia la domanda

Se cerchi «lavori del futuro» trovi elenchi di mestieri con nomi in inglese e la promessa che fra qualche anno saranno ovunque. Se invece guardi la previsione ufficiale su quante persone serviranno alle imprese e agli enti italiani, trovi un'altra storia — e riguarda molto più da vicino chi ha superato i cinquanta.

Il sistema Excelsior, che è l'indagine di Unioncamere e Ministero del Lavoro sui fabbisogni delle imprese, stima per il periodo 2025-2029 un fabbisogno fra i 3,3 e i 3,7 milioni di occupati. Fin qui è un numero grande e basta. La parte che conta è come si compone.

oltre 3 milioni

su 3,3–3,7 milioni sono domanda di sostituzione: posti che si liberano perché qualcuno esce, quasi sempre per pensione. È oltre l'80% del fabbisogno nello scenario buono e quasi il 93% in quello brutto.

Tradotto: il lavoro che si apre in Italia non è lavoro nuovo. È lavoro che si svuota. Non nasce da imprese che crescono, ma da persone che smettono — e quelle persone facevano mestieri che esistono già, in aziende che esistono già, con clienti che esistono già.

Cosa significa per te, concretamente

Se quasi tutte le porte che si aprono sono porte lasciate aperte da qualcuno che è uscito, cambiano tre cose nel modo di cercare.

  • Il mestiere che cerchi esiste già, e ha un nome vecchio. Non lo trovi in un articolo sulle professioni emergenti: lo trovi in un contratto nazionale, in un annuncio scritto male, in un'azienda che non sa a chi passare il lavoro di uno che va via.
  • Chi esce ha la tua età, o poco più. Il posto che si libera è stato tenuto per vent'anni da qualcuno che ha imparato facendo. Chi lo prende deve poter fare la stessa cosa dal primo mese, e questo è un vantaggio per te, non un ostacolo.
  • La formazione lunga è quasi sempre la strada sbagliata. Un percorso di riqualificazione di due anni ti porta dove ci sono i posti nuovi, che sono la fetta piccola. La fetta grande chiede quello che hai già, magari con un adattamento di poche settimane.

Dove questo si vede già oggi

Il ricambio che non funziona non è una previsione: si misura ogni mese. Nel bollettino Excelsior di luglio 2026, a fronte di circa 568mila assunzioni programmate, le imprese dichiaravano di faticare a trovare la persona giusta nel 42,6% dei casi. E la difficoltà si concentra dove serve mestiere: 57,3% per gli operai specializzati, 50,7% per le professioni tecniche.

Sono esattamente i ruoli in cui l'esperienza non è un contorno del curriculum ma la qualifica: un capocantiere, un preventivista, un capoturno. Chi quegli anni li ha già fatti arriva in un mercato dove è raro — e la rarità è l'unica cosa che sposta davvero il potere contrattuale.

E quando un mestiere nasce davvero?

Succede, ma molto più di rado di quanto si racconti, e soprattutto lascia tracce. Un mestiere che esiste davvero compare in un contratto nazionale con una tabella di stipendi accanto, oppure ottiene una norma tecnica che dice cosa deve saper fare, oppure viene nominato in un bando pubblico con una tariffa scritta dentro.

Un esempio buono, e recente. Dal 10 aprile 2025 esiste una norma UNI che definisce il profilo di chi organizza gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti. E una legge — il decreto del 12 maggio 2021 — obbliga aziende ed enti con più di cento dipendenti in una sede, nei capoluoghi e nei comuni sopra i cinquantamila abitanti, a nominarne uno e a produrre un piano ogni anno.

La parte che riguarda te è nel requisito d'accesso: il decreto chiede «comprovata esperienza» nella mobilità, nei trasporti o nella tutela dell'ambiente. Non una laurea, non un titolo nuovo. Chi arriva da logistica, trasporti, personale o servizi generali entra dalla porta principale di un mestiere che una legge obbliga a esistere.

Vale però la stessa onestà del resto del sito: quanto si guadagna a farlo non lo sappiamo ancora, e finché non lo avremo cercato davvero la scheda di quel percorso lo dirà.

E le cose di cui si parla ma che non ci sono ancora

Cercando dove nascono i mestieri ne abbiamo incontrati due che stanno chiaramente prendendo forma, e che però non mettiamo fra i percorsi. Li nominiamo qui perché valga la pena tenerli d'occhio, non perché siano già strade.

  • Chi si occupa di inclusione lavorativa delle persone con disabilità. C'è una prassi UNI del 2024 che ne definisce le competenze, ci sono profili regionali e associazioni di categoria. Manca la cosa che conta: non abbiamo trovato un bando o un contratto che dica quanto viene pagato. Spesso è un incarico interno senza budget dedicato.
  • Chi accompagna le comunità energetiche rinnovabili. Ci sono corsi regionali finanziati e certificazioni private, e il quadro normativo crea il mercato. Ma i bandi pubblici sulle comunità energetiche sono contributi per costruire impianti, non incarichi professionali con un compenso orario.

Cosa farne

  1. 1Smetti di cercare il lavoro che verrà. La fetta grande è quella che si sta svuotando adesso, e ha nomi che conosci già.
  2. 2Chiediti chi sta per uscire nel tuo settore. Non in astratto: nelle aziende dove hai lavorato, fra i fornitori, fra i clienti. Il ricambio si vede da dentro molto prima che compaia un annuncio.
  3. 3Fatti trovare prima dell'annuncio. Un posto che si libera per pensionamento è noto in azienda con mesi di anticipo. Quando esce l'annuncio, spesso qualcuno l'ha già visto arrivare.
  4. 4Se un mestiere ti sembra nuovo, cercagli le tracce. Un contratto, una norma, un bando. Se non ne ha nessuna, non è ancora un lavoro: è un argomento di conversazione.
I percorsi di cui parla questo articolo

Da dove vengono questi dati

  1. Unioncamere e Ministero del Lavoro — Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025-2029)fabbisogno di 3,3-3,7 milioni nel quinquennio; domanda di sostituzione poco più di 3 milioni, oltre l'80% nello scenario positivo e quasi il 93% in quello negativo
  2. Format Research — Bollettino Excelsior, luglio 2026568mila entrate programmate nel mese, difficoltà di reperimento sul 42,6%; operai specializzati 57,3%, professioni tecniche 50,7%
  3. UNI — UNI 11977:2025, profili professionali per la gestione della mobilità delle personein vigore dal 10 aprile 2025; definisce mobility manager, fleet manager, travel manager e chief FMT officer
  4. Normattiva — DM 12 maggio 2021, mobility manager e piano spostamenti casa-lavoroobbligo di nomina sopra i cento dipendenti per unità locale; requisito d'accesso per comprovata esperienza, articolo 7
  5. UNI — UNI/PdR 159:2024, disability managerdefinisce competenze e requisiti formativi; citata come esempio di figura che sta nascendo ma senza compenso documentato

Aggiornato il 7 agosto 2026. Le regole e le cifre cambiano: se trovi qualcosa che non torna più, segnalacelo.

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