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Consulenza

Consulente di accessibilità digitale

Aiuti chi vende online, banche, trasporti e servizi a rendere siti e app usabili anche da chi ha una disabilità. Dal 28 giugno 2025 è un obbligo di legge con sanzioni fino a 40.000 euro.

1200–5300 €
al mese, di fatturato, al lordo di tasse e contributi
A progetto, con verifiche periodiche — impegno di tempo
Quanto ti resta in mano →
Domanda alta
domanda di mercato
Costruisci il tuo pianoDodici domande, cinque minuti, gratis.Comincia →Cerca gli incarichiPosizioni aperte ↓
Cosa serve
·Aver lavorato con siti, app o contenuti digitali: si parte da lì, non da un titolo nuovo
·Saper leggere le linee guida WCAG e tradurle in cose da correggere
·Pazienza nel provare una pagina come la userebbe qualcuno che non vede o non usa il mouse
·Saper scrivere un rapporto che un'azienda capisca e riesca ad applicare
Le leve che contano
→È un obbligo di legge dal 28 giugno 2025, con sanzioni da 5.000 a 40.000 euro: la domanda non dipende da chi ci crede
→È un mercato nuovo per tutti — nessuno ha vent'anni di esperienza in questo, quindi l'età non è uno svantaggio
→Il lavoro è capire come fa fatica una persona vera: si impara vivendo, non a un corso
→Chi è obbligato spesso non sa nemmeno di esserlo, e non sa da dove cominciare
→Non serve saper programmare: serve saper vedere cosa non va e spiegarlo
I primi tre passi
1Leggi cosa dice il D.Lgs. 82/2022: chi è obbligato, da quando, e cosa rischia
2Prova a navigare tre siti che conosci usando solo la tastiera, senza mouse
3Scrivi due pagine su cosa hai trovato in uno di quei tre, e mandale a chi lo gestisce
È una strada per te?
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Quando sei pronto a candidarti

Dove si trovano gli incarichi, e come presentarti

È un mercato nuovo, e le prime posizioni le pubblicano le società specializzate e la rete internazionale dei professionisti dell'accessibilità. Il resto arriva dalle aziende obbligate, che vanno cercate.

Dove guardare
Come presentarti dopo i cinquanta
  • →Il primo cliente arriva quasi sempre da chi ti conosce già: ex colleghi, ex fornitori, ex clienti. Scrivi a venti di loro prima di iscriverti a qualunque piattaforma.
  • →Sulle piattaforme si compete sul prezzo con chi ha trent'anni meno di te: usale per farti trovare, non per vincere le gare al ribasso.
  • →Presentati con un caso, non con un curriculum: un problema che hai risolto, in quanto tempo, con quale risultato. Il cliente compra quello.
  • →Decidi il prezzo prima di parlare con il cliente, e scrivilo: chi lo decide durante la telefonata lo sbaglia quasi sempre al ribasso.
Cosa costa davvero aprire una partita IVA, e come riconoscere chi vuole venderti qualcosa mentre cominci →
Dati verificati · aggiornati il 28/08/2026

La cifra parte dal prezzo che il cliente paga per un audit, non dal compenso dichiarato del consulente — il secondo non è pubblicato da nessuna parte, il primo sì, e converge su fonti indipendenti: 500-2.000 € per un audit di media complessità (Everest Innovation), 500-1.500 € per un sito medio (WebNovis), 997 € per un pacchetto di check-up più dichiarazione di accessibilità (Legal for Digital, listino pubblico). Audit più messa a norma insieme salgono a 1.500-8.000 €. Il passaggio al mese applica un ritmo di 2-3 audit mensili per chi comincia: quel ritmo è una stima, non un dato osservato, ed è la parte debole del conto. Per rifarlo: i listini pubblici delle agenzie italiane di accessibilità sono numerosi e comparabili, e vanno riletti spesso perché il mercato è nuovo e i prezzi si stanno assestando.

La domanda non nasce dal mercato ma da un obbligo con una scadenza già passata: dal 28 giugno 2025 il D.Lgs. 82/2022 vincola tutte le imprese private che offrono prodotti e servizi digitali al pubblico — commercio elettronico, banche, e-book, trasporto passeggeri, comunicazioni elettroniche, terminali self-service — con la sola esclusione delle microimprese sotto i 10 dipendenti e i 2 milioni di fatturato. Chi non si è adeguato è già fuori norma, e le sanzioni dell'articolo 24 vanno da 5.000 a 40.000 euro: l'audit costa meno della multa, ed è l'argomento con cui il servizio si vende. Ad aprile 2026 sono entrate in vigore le WCAG 2.2, quindi anche chi si era adeguato deve rivedere il lavoro. Non risulta però da nessuna fonte quante aziende italiane si siano già mosse e quante restino scoperte.

È una consulenza a commessa, non un reddito ricorrente per natura: l'audit iniziale è un lavoro che finisce. Il reddito vero dipende dal riuscire a trasformarlo in messa a norma (altri 1.000-5.000 €) e poi in monitoraggio nel tempo, che è un servizio distinto e più caro. I pacchetti da 18.000 €/anno che si trovano in giro sono tutela legale completa per organizzazioni grandi, un altro mestiere: non stanno in questa forchetta. Il punto di forza per chi arriva dopo i cinquanta: per la fase di audit non serve programmare — servono le WCAG e una lista di controllo applicata con metodo, e le fonti descrivono il check-up come compilabile anche senza competenze tecniche avanzate. Non esiste in Italia una certificazione obbligatoria per esercitare: la barriera d'ingresso è bassa, ma per la stessa ragione distinguersi è più difficile. È fatturato: al lordo di IVA, contributi e imposte.

Quanto ci vuole prima di essere pagati: non lo sappiamo. Non l'abbiamo trovato per nessuno dei nostri percorsi, e non per pigrizia — in Italia sembra che nessuno lo misuri. Chiedilo a due o tre persone che questo mestiere l'hanno cominciato da adulte, dopo un'altra vita professionale: è l'unico posto dove quella risposta esiste.

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