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La parte che i numeri non coprono · 8 min di lettura

Il curriculum dopo i 50 anni: cosa togliere e cosa mettere in cima

A cinquant'anni il problema del curriculum non è che dice troppo poco: è che dice troppo, nel posto sbagliato. Cosa tagliare, cosa spostare in alto, e una struttura da copiare.

Una pila di fasce color sabbia che si assottigliano verso il basso, e in cima una fascia gialla più spessa delle altre. Figura geometrica astratta nei colori del sito.

Il problema non è l'età: è il troppo

Chi ha trent'anni di lavoro alle spalle tende a scrivere un curriculum che li racconta tutti, in ordine. Il risultato è un documento di quattro pagine dove le cose che contano oggi stanno in fondo, dopo il primo impiego del 1992 e un corso di videoscrittura.

Chi lo legge, che sia una persona con cento candidature sul tavolo o un programma che le filtra prima di lei, guarda soprattutto la prima metà della prima pagina. Lì si decide se il resto verrà letto. Il lavoro da fare, quindi, non è aggiungere: è togliere e spostare in alto.

Cosa togliere

  • La data di nascita. Non è obbligatoria, e la legge vieta di selezionare in base all'età: lo dice il decreto legislativo 216 del 2003 per tutti i datori di lavoro, e per le agenzie per il lavoro l'articolo 10 del decreto legislativo 276 del 2003. Toglierla non nasconde niente: fa solo in modo che la prima cosa letta sia quello che sai fare.
  • La foto, a meno che l'annuncio non la chieda. Non serve a valutare un lavoro, e occupa spazio in cima.
  • Il dettaglio delle esperienze più vecchie. Gli ultimi quindici anni si raccontano per bene; quelli prima stanno in una riga sola, «Esperienze precedenti», con i nomi delle aziende e i ruoli.
  • L'anno del diploma o della laurea. Il titolo conta, l'anno no.
  • La frase sull'autorizzazione al trattamento dei dati. Dal 2018 il codice della privacy, all'articolo 111-bis, dice che per un curriculum inviato per candidarsi il consenso non è dovuto. Se un annuncio la chiede espressamente, mettila; altrimenti è una riga in meno.
  • I programmi che nessuno usa più e le competenze che oggi si danno per scontate, come «uso del pacchetto Office» scritto da solo.

Cosa mettere in cima

La parte alta della prima pagina ha un solo compito: far capire in pochi secondi chi sei come lavoratore oggi, non chi sei stato.

  1. 1Un profilo di tre righe. Cosa sai fare, in che tipo di azienda o per chi, e un risultato con un numero dentro. Niente aggettivi come «dinamico» o «motivato»: li scrivono tutti, e non li crede nessuno.
  2. 2Le competenze, con le parole dell'annuncio. Se l'annuncio chiede «gestione fornitori», scrivi «gestione fornitori», non «rapporti con la filiera». I programmi che filtrano le candidature cercano quelle parole, e anche le persone.
  3. 3Gli strumenti che usi adesso. Il gestionale, il software di settore, le macchine. È la risposta silenziosa alla domanda che nessuno fa ad alta voce: «sarà aggiornato?».

Una struttura da copiare

  1. 1Nome e cognome, città, telefono, email. Il profilo LinkedIn se è aggiornato.
  2. 2Profilo in tre righe, come sopra.
  3. 3Competenze chiave: da sei a otto voci, con le parole dell'annuncio.
  4. 4Esperienze degli ultimi quindici anni, dalla più recente: ruolo, azienda, anni, e due o tre risultati per ognuna.
  5. 5Esperienze precedenti, in una riga.
  6. 6Formazione e certificazioni: prima le più recenti, anche i corsi brevi se sono pertinenti.
  7. 7Lingue e strumenti.

Due pagine al massimo, in PDF, con un nome di file che dica chi sei: «Rossi_Mario_CV.pdf», non «curriculum_definitivo_3.pdf». Il formato europeo Europass va bene quando un bando lo chiede; negli altri casi un formato semplice, scritto da te, si legge meglio.

L'età si vede comunque: usala

Togliere la data di nascita non rende nessuno più giovane: venticinque anni di esperienza si contano da soli. E va bene così. L'obiettivo non è nascondere l'età, è non farla essere la prima cosa che si legge, prima di quello che sai fare.

Dove l'esperienza pesa davvero, dillo con un fatto: un problema che hai già visto e risolto, una persona che hai formato, un cliente che è rimasto per vent'anni. Le obiezioni che arrivano dopo, al colloquio, sono quasi sempre tre, e si possono preparare: ne parla la guida sul colloquio con chi ha vent'anni meno di te.

Dove mandarlo

Un buon curriculum mandato nel posto sbagliato non serve. Su Fervero, per quasi tutti i mestieri del catalogo, la scheda dice dove escono davvero le posizioni — portali pubblici, agenzie, albi, bacheche di settore — e come presentarsi dopo i cinquanta. Dalla home, il pulsante «Posizioni aperte» ci arriva scrivendo il lavoro che cerchi.

Fra i canali che valgono per quasi tutti c'è SIISL, la piattaforma pubblica del Ministero del Lavoro e dell'INPS: si entra con lo SPID, si carica il curriculum, e propone le posizioni compatibili. È il posto giusto per la versione appena sistemata.

I percorsi di cui parla questo articolo

Da dove vengono questi dati

  1. Decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216 — parità di trattamento in materia di occupazione ↗ — vieta le discriminazioni nel lavoro anche in base all'età
  2. Decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articolo 10 ↗ — divieto per le agenzie per il lavoro di selezionare in base, fra l'altro, all'età
  3. Codice della privacy, articolo 111-bis (introdotto dal D.Lgs. 101/2018) ↗ — il consenso al trattamento dei dati presenti nei curricula non è dovuto
  4. Europass — il formato europeo del curriculum ↗ — da usare quando un bando lo richiede
  5. SIISL — Sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa ↗ — piattaforma pubblica per cercare lavoro caricando il curriculum; accesso con SPID

Aggiornato il 20 ottobre 2026. Le regole e le cifre cambiano: se trovi qualcosa che non torna più, segnalacelo.

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