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La parte che i numeri non coprono · 8 min di lettura

«Con il computer non sono capace»

È la frase che ferma più persone di qualunque altra. Quasi sempre descrive una cosa più piccola di come suona.

Un grande quadrato tratteggiato che ne contiene uno pieno molto più piccolo, in giallo. Figura geometrica astratta nei colori del sito.

Quello che la frase vuol dire davvero

«Con il computer non sono capace» è una frase che si dice tutta insieme, e proprio per questo fa più danni di quanti ne meriti. Detta così sembra descrivere una condizione, qualcosa che si è o non si è. Quasi sempre invece descrive tre o quattro cose specifiche che non si sono mai dovute fare.

Vale la pena smontarla, perché la versione smontata è molto meno spaventosa. Chi la dice, di solito, usa già ogni giorno un telefono, manda messaggi, guarda video, fa una videochiamata con i nipoti, paga con l'applicazione della banca. Sono tutte cose che vent'anni fa erano lavoro da tecnici.

Quello che manca non è la capacità: è la pratica su un paio di strumenti specifici, più l'abitudine a smanettare senza paura di rompere qualcosa. Sono due cose che si imparano, e in molto meno tempo di quanto sembri.

Cosa serve davvero, nella maggior parte dei lavori

Gli annunci scrivono «buona conoscenza degli strumenti informatici» e non vogliono dire niente. Nella pratica, per la stragrande maggioranza dei ruoli d'ufficio o di coordinamento, l'elenco vero è corto e sempre lo stesso.

  • La posta elettronica: scrivere, rispondere, allegare un file, ritrovare un messaggio di tre mesi fa cercandolo.
  • Un foglio di calcolo, a un livello molto più basso di come si immagina: incolonnare dei dati, fare una somma, ordinare, filtrare. Le formule complicate le usa una minoranza di persone in ogni azienda.
  • I file: capire dove sono, rinominarli, salvarli in un posto ritrovabile, mandarne uno grande senza bloccare la posta di qualcuno.
  • Le videochiamate: entrare in una riunione, accendere e spegnere il microfono, condividere lo schermo.
  • Un gestionale aziendale, che però non puoi studiare prima perché è diverso in ogni azienda: si impara lì, e lo sanno anche loro.
cinque cose

l'elenco vero, per la maggior parte dei ruoli. Non è «il computer»: sono cinque strumenti, e nessuno dei cinque richiede più di qualche ora di pratica per arrivare al livello che serve.

La parte che non è tecnica

C'è un pezzo di questa faccenda che non riguarda le competenze, e conviene chiamarlo per nome: la paura di rompere qualcosa, e la vergogna di chiedere.

Chi è cresciuto con la tecnologia clicca dappertutto perché ha imparato presto che quasi niente è irreversibile. Chi ci è arrivato da adulto tende a non toccare — e non toccando non impara, e non imparando conferma a se stesso di non essere capace. È un circolo che si rompe solo in un modo: rompendo qualcosa e scoprendo che non era rotto.

La vergogna di chiedere è la seconda metà. Chiedere a un collega più giovane come si fa una cosa sembra ammettere una debolezza, e quindi non si chiede, e quindi si perde un'ora su una cosa che si risolveva in trenta secondi. In quasi tutte le aziende, chiedere è la cosa normale: sono gli altri che chiedono continuamente, solo che tu non li senti.

Dove impararlo, senza pagare

Prima di comprare qualsiasi corso, vale la pena sapere che esiste parecchia roba gratuita, e che per il livello di cui stiamo parlando è più che sufficiente.

  • Le biblioteche comunali organizzano spesso corsi base di informatica per adulti, gratuiti o quasi. Sono anche il posto dove si impara meglio, perché intorno hai gente nella tua stessa situazione.
  • I centri per l'impiego e le agenzie regionali per il lavoro hanno corsi finanziati: la disponibilità cambia da regione a regione, e va chiesto direttamente allo sportello.
  • I video su internet, per un problema specifico. Non un corso da trenta ore: la domanda precisa — «come si allega un file pesante» — trova una risposta di tre minuti.
  • Un nipote o un figlio, con una regola: che ti facciano fare a te mentre guardano, invece di prendere loro la tastiera. Cambia tutto e va detto esplicitamente, perché l'istinto di chi aiuta è fare al posto tuo.

Se qualcuno ti propone un corso a pagamento presentandolo come indispensabile per essere assunto, quella è una cosa da verificare prima di credere: per la stragrande maggioranza dei ruoli non esiste nessun requisito informatico di legge, e la formazione obbligatoria per legge è un'altra cosa — sicurezza, attrezzature, alimentare — e si riconosce perché la norma la nomina.

Cosa dire, quando te lo chiedono

A un colloquio la domanda arriva quasi sempre, e la risposta peggiore è «me la cavo», perché non dice niente e suona come una scusa preventiva.

Funziona molto meglio essere specifici in tutte e due le direzioni: cosa usi davvero e cosa non hai mai usato. «Uso la posta e i fogli di calcolo tutti i giorni, gestionali non ne ho mai usati ma ne ho imparati due in azienda» è una risposta che chi seleziona può valutare. Ed è anche una risposta che, dicendo un limite, rende credibile tutto il resto.

Se hai imparato qualcosa di recente, dillo: non perché sia impressionante, ma perché risponde in anticipo alla domanda che nessuno fa ad alta voce, cioè se sei ancora una persona che impara. Va bene qualsiasi cosa, anche fuori dal lavoro.

«Non l'avevo mai usato. Ci ho messo una settimana e adesso lo uso meglio io di quelli che me l'hanno insegnato.»

una frase che vale più di qualunque elenco di programmi conosciuti

Da dove vengono questi dati

  1. ANPAL e centri per l'impiego regionalicorsi finanziati e servizi di orientamento; l'offerta cambia da regione a regione e va verificata allo sportello
  2. Telefono Amico Italia — Come contattarcinumero 02 2327 2327, tutti i giorni dalle 9 alle 24; servizio anonimo e gratuito

Aggiornato il 7 agosto 2026. Le regole e le cifre cambiano: se trovi qualcosa che non torna più, segnalacelo.

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